26. Antonis Fostieris
Nostalgia del presente



In Nostalgia del presente sono comprese le liriche tratte da quattro delle sette raccolte di Antonis Fostieris (“Amore oscuro”, “Il futuro e l’imperativo della morte”, “Il diavolo ha cantato a tempo”, “Il pensiero appartiene al dolore”), voce tra le più sensibili e significative della poesia greca contemporanea. Oltre che poeta, Fostieris è anche traduttore, saggista e direttore della prestigiosa rivista letteraria “I Lexi” e le sue opere sono state tradotte e pubblicate anche in Francia e negli Stati Uniti. I testi qui presentati coprono un arco di tempo di oltre vent’anni e rivelano, nella loro richezza e densità, la figura di un poeta doctus che a ogni istante si alimenta dei filoni più vivi della propria tradizione. Sofocle, Kavafis e i filosofi presocratici sono solo alcuni dei punti di riferimento concettuali, linguistici e stilistici di Fostieris. Egli tuttavia non rifiuta il confronto con i codici dell’oggi che si traduce in un andamento talora “prosastico” e colloquiale, anche se sempre estremamente vigilato e lontano da un freddo sperimentalismo. Altra caratteristica dello stile di Fostieris è la sottile ironia che pervade i componimenti e che non di rado coinvolge anche i mezzi espressivi più tradizionali, come la rima. Il risultato è un dettato asciutto e vibrante, ricco di risonanze illuminanti e dalla notevole forza simbolica, che la tradizione italiana conserva mirabilmente.



Nostalgia del presente

Ho nostalgia del presente che vivrò
(L’attesa si accorda con la memoria:
Entrambe falsificano quanto più possono
La sventurata realtà. Lo vedi.)

Quali eventi macchineranno di nuovo
La mia partecipazione? Quale variopinto
Straccio di passione
Imiterà di nuovo la porpora?
Mi stupisce
A che velocità si genera la noia. Se conoscessi
La matematica dei sentimenti correrei
Immobile come Achille (l’idea di Zenone)
Più lento della tartaruga della mia vita.
Non dobbiamo avere fretta.
Come osare sorpassi con il clacson
Quando davanti a te sono imbottigliati gli inferi.

Come posso prevedere qualsiasi cosa accada,

In questo presente così remoto.





26. Antonis Fostieris
Nostalgia del presente

trad. di Nicola Crocetti,
introd. di Massimo Cazzulo
pp. 106, € 12,91
ISBN 88-8306-014-8

Notizie sull’autore:
Antonis Fostieris
è nato ad Atene nel 1953. Ha studiato Giurisprudenza ad Atene e a Parigi. Dal 1981 ha fondato e dirige, con Thanasis Niarchos, la rivista letteraria “I Lexi”. Dal 1975 al 1981 è stato direttore dell’annuario “Poesia”. Ha pubblicato le seguenti raccolte: Il grande viaggio (1971); Luoghi interiori o i vénti (1973); Poesia nella poesia (1977); Amore oscuro (1977); Il diavolo ha cantato a tempo (1981); Il futuro e l’imperativo della morte (1987); Il pensiero appartiene al dolore (1996). Ha tradotto H. Miller, B. Vian, M. Jakob. Le sue poesie sono state tradotte in diversi Paesi europei. In Italia: Nostalgia del presente, trad. di N. Crocetti, intr. di M. Cazzulo, Crocetti Editore 2000.


 

27. Alfred Kolleritsch
Il primato della fioritura



La levità, e insieme l’estrema difficoltà della poesia come gioco supremo si ritrova nell’esperienza contemporanea dell’austriaco Alfred Kolleritsch, la cui lirica segue tenacemente le tracce della vicinanza, intesa come “dimensione possibile dell’umano”, nel tentativo forse utopico di realizzare l’immediatezza del testo poetico. Almeno per un breve istante l’io può e deve conquistarsi uno spazio “che dona un nuovo orizzonte a tutto ciò che in apparenza è stabilito”, e questa fuggevole conquista si rivela estremamente preziosa anche per tutti coloro che condividono l’umano destino: “ci libera in quanto compagni di gioco nel ‘mondo come evento’ nel regno della libertà che determina le possibilità”. È il gioco con gli strumenti del linguaggio, al di là e al di sopra dell’appiattimento quotidiano e del suo inutile, ripetitivo vociferare, uno Sprachspiel che si ritrova pienamente nei testi di Kolleritsch – figura di grande rilievo nel panorama artistico del secondo dopoguerra, nei Paesi di lingua tedesca –, nei suoi versi intrisi di melanconia che ci rammentano con struggente intensità la fuggevolezza della condizione terrena: “In alto nell’aria / le rondini scioglievano nodi, figure / della solitudine davanti al non essere / delle nuvole”.




La collina era in mezzo a noi.
Due declivi sorreggevano il pendio,
il cielo là sopra
già ti portava via.

Naturale,
quel che è stato
ci ha superati.

Incontestabile
è l’attimo
fuso nella terra:
risparmiato
dall’inseguimento.

Senza legge
è ciò che grava.
I fili d’erba si piegano appena,
il vento ci
sorregge in silenzio.



(testo originale a fronte)





27. Alfred Kolleritsch
Il primato della fioritura

a cura di Riccarda Novello,
introd. di Peter Handke
pp. 166, € 14,98
ISBN 88-8306-018-8

Notizie sull’autore:
Nato nel 1931 a Brunnsee, un villaggio della Stiria meridionale, Alfred Kolleritsch è noto al grande pubblico soprattutto come direttore della rivista “Manuscripte”, fondata a Graz nel 1960, insieme con il “Grazer Forum Stadtpark”, una libera associazione di scrittori e artisti, della quale Kolleritsch è presidente dal 1968. La rivista è considerata il più importante organo di pubblicazione e di lancio per giovani scittori esordienti in Austria, e scrittori come P. Handke e G. Jonke, insieme a molti altri, si sono presentati, con le loro opere, per la prima volta su questa rivista. Ha pubblicato, tra l’altro: Die Pfirsichtöter (Gli ammazzapeschi, 1972), Die grüne Seite (Il lato verde, 1974), Gespräche im Heilbad (Dialoghi alle terme, 1985), Alleman (1989), Der letze Österreicher (L’ultimo austriaco, 1994).


 

28. Adrienne Rich
Cartografie del silenzio



Cartografie del silenzio è la prima testimonianza completa (raccoglie infatti un’ampia selezione di testi dal 1951 al 1995) della maggiore poetessa americana vivente. Finora sconosciuta in Italia, Adrienne Rich ha al suo attivo più di quindici volumi di poesie pubblicati nel corso di cinquant’anni di lavoro all’insegna della stima e del consenso più ampio, coronato dai maggiori riconoscimenti letterari d’America. Troppo ingombrante è stata, forse, la sua notorietà come teorica, attivista e femminista, che ha determinato, per esempio, il successo editoriale del saggio Nato di donna, ininterrottamente ristampato da Garzanti dal 1995, primo libro femminista interamente dedicato alla maternità. Eppure la poesia della Rich non è affatto una poesia “di genere”, “di nicchia” o militante; ha il respiro ampio di tutte le meditazioni lucide e ispirate alla realtà: parla di amore, di morte, di rabbia, di democrazie, di esistenze calpestate a cui è stato tolto tutto, anche la voce. Questo libro invita a una sorta di viaggio, a un percorso appassionato che il lettore intraprende attraverso le gioie e le ferite del nostro tempo.



Notte bianca

Luce a una finestra. Una donna è sveglia
in quest’ora immobile.
Noi che lavoriamo così abbiamo lavorato spesso
in solitudine. Ho dovuto immaginarla
intenta a ricucirsi la pelle come io ricucio la mia
anche se
con un punto
diverso.

Alba dopo alba, questa mia vicina
si consuma come una candela
trascina il copriletto per la casa buia
fino al suo letto buio
la sua testa
piena di rune, sillabe, ritornelli
questa sognatrice precisa

sonnambula in cucina
come una falena bianca,
un elefante, una colpa.
Qualcuno ha tentato di tenerla
tranquilla sotto una coperta afgana
intessuta di lane color erba e sangue

ma si è levata. La sua lampada
lambisce i vetri gelati
e si scioglie nell’alba.
Non la fermeranno mai
quelli che dormono il sonno di pietra del passato,
il sonno dei drogati.
In un attimo di cristallo, io lampeggio
un occhio attraverso il freddo
un aprirsi di luce fra noi
nel suo occhio che incide il buio
– questo è tutto. L’alba è la prova, l’agonia
ma dovevamo contemplarla:
Dopo di che potremo forse dormire, sorella mia,
mentre le fiamme si alzano sempre più alte, possiamo
dormire.

1974



(testo originale a fronte)





28. Adrienne Rich
Cartografie del silenzio

a cura di Maria Luisa Vezzali, introd. di Massimo Bacigalupo
pp. 244, € 16,01
ISBN 88-8306-025-3

Notizie sull’autore:
Adrienne Rich è nata il 16 maggio 1929 a Baltimora. Poetessa, saggista e militante femminista, a ventun anni ha vinto il Premio Yale per giovani poeti con A change of world (1951, Un mutamento di mondo). Ha, inoltre, pubblicato le raccolte poetiche Gli intagliatori di diamanti (1955, The diamond cutters), Necessità del vivere (1966, Necessities of life), Esplorando il relitto (1973, Diving into the wreck), Il sogno di una lingua comune (1978, The dream of a common language), Atlante del mondo difficile (1991, Atlas of the difficult world); e i saggi Nato di donna (1976, Born of woman), Segreti silenzi bugie (1966-78, On lies, secrets and silence), Sangue, pane e poesia (1986, Blood, bread and poetry); e la raccolta Oscuri campi della repubblica (1991-95, Dark fields of the republic), che comprende anche numerose sequenze narrative.


 

29. Kikì Dimulà
L’adolescenza dell’oblio


L’antologia L’adolescenza dell’oblio percorre l’arco della produzione poetica di Kikì Dimulà che sin dal 1952, anno dell’esordio letterario, nell’ambito della poesia greca ha imposto uno stile assolutamente personale, fatto di ellissi, di assenze, di oggetti del quotidiano, di situazioni “crepuscolari” che lasciano una sensazione di amaro, di incompiuto, di qualcosa che si è perso nei meandri della memoria. La memoria e la nostalgia sono i due grandi assi intorno ai quali ruota il mondo poetico della Dimulà, in cui l’inesorabile trascorrere del tempo diventa la misura del vuoto che circonda l’esistenza degli uomini. In questa oscillazione tra presente della memoria e incompiuto della vita si può riconoscere la lezione di Kavafis, ma la Dimulà è voce del tutto originale che, come è stato scritto dalla critica greca, “segue il vento di liberazione del Sé, dell’Incorruttibile e del Cosmo. Kikì Dimulà ci insegna come convivere con la grande paura dell’uomo e insieme come sopravviverle”. L’adolescenza dell’oblio si propone appunto di far conoscere anche in Italia questa autrice che in Grecia è tra le più amate e che in Europa è già stata tradotta in Francia, in Inghilterra, in Spagna e in Svezia.




Cognac a zero stelle¹

Vanno del tutto perdute le parole delle lacrime.
Quando parla il disordine, l’ordine taccia
– è ricca di esperienza la perdita.
Ora dobbiamo essere solidali
con l’inutile.
Piano piano ritroverà la parola la memoria
e a ciò che è morto darà
buoni consigli di longevità.

Siamo solidali ora con questa piccola
fotografia
che è ancora nel fiore del suo futuro:
giovani vanamente un po’ abbracciati
davanti a una spiaggia anonimamente gioiosa.
Nafplio Eubea Skòpelos?
Dirai
ma dove non era allora mare.



¹Dopo la sepoltura, è usanza greca offrire al bar del cimitero ad amici e parenti caffè e cognac di qualità economica. I cognac greci, almeno i più costosi, si contraddistinguono per il numero di stelle segnate sull’etichetta della bottiglia. Qui ci si riferisce a questo cognac economico e quindi “senza nessuna stella”.



(testo originale a fronte)






29. Kikì Dimulà
L’adolescenza dell’oblio

a cura di Paola Maria Minucci
pp. 184, € 14,50
ISBN 88-8306-022-9

Notizie sull’autore:
Kikì Dimulà è nata ad Atene nel 1931. Ha lavorato tutta la vita come impiegata alla Banca Nazionale Greca, è stata sposata con il noto poeta Athos Dimulà, scomparso prematuramente: a lui sono dedicate la maggior parte delle sue poesie. Il suo esordio nelle lettere risale al 1952 con la raccolta Poesie e da allora ha pubblicato otto raccolte di versi. Tra queste, Il poco del mondo ha ricevuto il Secondo premio nazionale di poesia e la raccolta Addio mai il Premio nazionale di poesia. Il Premio dell’Accademia di Atene, per l’anno 1994, è stato assegnato alla raccolta L’adolescenza dell’oblio. La Dimulà è stata candidata per il 2000 al Premio Balcani con il libro Per un attimo insieme. Sue opere poetiche: Poesie (1952), Buio (1956), In contumacia (1958), Sulle orme (1963), Il poco del mondo (1971), Il mio ultimo corpo (1981), Addio mai (1988), L’adolescenza dell’oblio (1994), Per un attimo insieme (1998).


 

30. Jaime Saenz
Percorrere questa distanza


“Io sono il corpo che ti abita, e sono qui, nell’oscurità, e ti dolgo, e ti vivo, e ti muoio. / Ma non sono il tuo corpo. Io sono la notte”.
Questi versi sono gli ultimi pubblicati da Jaime Saenz, poeta boliviano perduto nel cuore delle Ande. Saenz fu sempre e fino all’ultimo Poeta: artefice di modi e di cose, di cose antiche e ultime, di cose autentiche e vere, e per questo eterne. Cose che solo nella prossimità della notte, nell’intimità della notte si possono avvertire, vivere. Chi abbia la fortuna di imbattersi in pochi versi di Saenz non potrà più dimenticarli: ne avvertirà per sempre l’autenticità e il sapore amaro che li riempie e ci riempie. Rimarranno in noi come un tesoro che, con molto controllo e molta forza, avremo trovato. Ma un tesoro non sempre viene alla luce, non sempre è destinato ai riflettori del palcoscenico e allo sguardo del pubblico: a volte, se è vero tesoro, torna all’oscurità e all’oblio. Questo è il destino dell’Opera di Saenz: amata, dai pochi che l’hanno conosciuta, e ignorata, allo stesso tempo, dai grandi circuiti editoriali, dai riflettori della Letteratura ufficiale. Ma questo destino Saenz lo ha percorso sino in fondo, la sua Opera al nero, come per tutti i grandi alchimisti, è cosa clandestina, occulta, mistica.

(dall’introduzione di G. Pizzo)




Sono separato da me stesso dalla distanza in cui mi trovo;
il morto è separato dalla morte da una grande distanza.
Penso di percorrere questa distanza riposando da qualche parte.
Di spalle alla dimora del desiderio,
senza muovermi dal mio posto – di fronte alla porta chiusa,
con una luce d’inverno al mio fianco.



(testo originale a fronte)





30. Jaime Saenz
Percorrere questa distanza

a cura di Giampietro Pizzo
pp. 146, € 14,46
ISBN 88-8306-023-7

Notizie sull’autore:
Jaime Saenz (La Paz 1921-1986), voce inconfondibile della Bolivia andina, trascorse l’intera esistenza a La Paz, da cui si allontanò soltanto per un viaggio in Germania nel 1938. Anticonformista e senza professione, preferì i bassifondi della città indigena e meticcia ai circoli letterari ufficiali. Outsider della letteratura latinoamericana, mito per le giovani generazioni boliviane, poète maudit, aparapita e stregone. Ha pubblicato: El escalpelo (1955), Muerte por el tacto (1957),
Aniversario de una visión (1960), Visitante profundo (1964), El frío (assieme a Muerte por el tacto e Aniversario de una visión, 1967), Recorrer esta distancia (1973), Obra poética (1975), Brickner e Las tinieblas (1978), Imágenes paceñas (1979), Felipe Delgado (1979, per Crocetti: 2001, nella collana Cosmos 1), Al pasar un cometa (1982), La noche (1984), Los cuartos (1985). In Italia è stata tradotta la sua raccolta di versi Percorrere questa distanza (Crocetti Editore, 2000). Pubblicazioni postume: Vidas y muertes (1986), La piedra imán (1989), Los papeles de Narciso Lima-Achá (1991), Obras inéditas (1996), Recorrer esta distancia, Bruckner e Las tinieblas (1996).


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