36. Paul Wühr
Il corpo e la parola



“Ma in fondo, che cos’è un poeta?”. A questa domanda, che molti non-lettori talora si pongono, si possono dare, a nostro avviso, due risposte, che alla fine riescono a conciliarsi: un poeta è un autore lirico, che crea metafore originali e sorprendenti – immagini che potrebbero anche essere dipinte –, un artista che ritrae o riproduce il reale attingendo ai mezzi espressivi offerti dalla sua lingua madre, da tutte le lingue del mondo, oppure, come Paul Wühr, è un uomo che riesce a pensare in versi, a scrivere una Gedankenlyrik, una poesia filosofica, nutrita d’idee e portatrice d’idee. In ogni caso, un vero poeta è un uomo che riesce a intuire i segreti del reale, che ha il coraggio di esplorare, di interrogare se stesso e il mondo. Friedmar Apel ha scritto di recente: “Al contrario di Enzensberger o Rümkorf Paul Wühr, nato nel 1927, viene considerato il grande Inattuale tra i poeti della sua generazione”.

(dalla postfazione di Riccarda Novello)




Una

vergogna sarà presto
se non ci sarà

nient’altro che la malattia
e il morire

quindi così poco male reale
in questo mondo e neppure

il campo di battaglia della
famiglia non resta che

piangere ancora perché
saremo troppo felici questo

nessuno lo sopporta



(testo originle a fronte)





36. Paul Wühr
Il corpo e la parola

trad. di Riccarda Novello
pp. 150, € 13,50
2002
ISBN 88-8306-078-4

Notizie sull’autore:
Paul Wühr, nato nel 1927, vive a Monaco e in Italia, a Passignano. Maestro elementare in Baviera, negli anni del dopoguerra inizia a dedicarsi alla scrittura, pubblicando il suo romanzo d’esordio Embryonen (tra il 1954 e il 1957) e lavorando ai primi testi per la radio. Nel settembre del 1963 il Westdeutscher Rundfunk trasmette il suo radiogramma Das experiment. L’editore di Monaco Carl Hanser pubblica le sue opere a partire dagli anni Settanta: il romanzo Gegenmünchen (1970), gli Hörspiele (radio-grammi) So spricht unsereiner (1973), il ciclo di poesie Grüss Gott ihr Mütter ihr Väter ihr Töchter ihr Söhne (1976), quindi Rede. Ein Gedicht (1979), il romanzo Das falsche Buch (1983), il diario Der faule Strick (1987), nuove poesie Grüss Gott, Rede (1990), poi Luftstreiche. Ein Buck der Fragen (1994) e il volume Salve Res Publica Poetica (1997). Tra numerosi riconoscimenti vanno ricordati nel 1971 il premio radiofonico dei “Kriegblinden”, nel 1977 il “Literatur–Förderungspreis” della città di Monaco, nel 1984 il premio della “Città di Brema”, nel 1990 il premio Petrarca e il premio “Ernst Meister”, mentre la “Bayrische Akademie der schönen K
ünste” gli ha conferito nel 1997 il “Grosser Literaturpreis”.


 

37. Ioseph von Eichendorff
Poesie scelte



Nei suoi Lieder, tra i più belli della letteratura tedesca, Eichendorff celebra l’arcana armonia tra il sentimento umano e la natura e ne coglie, al di là delle gioie dei sensi, le profonde implicazioni religiose. Di qui la serenità che lo distingue dagli altri romantici, e soprattutto la pacata ironia cui riesce a descrivere le vicende umane. Un classico tedesco, ancora tutto da scoprire.




La sera

Tace il rumore delle voglie umane,
la terra come in sogno mormora
fascinosa con tutti gli alberi
quello onde il cuore appena è memore,
tempi antichi, tenero lutto,
e brividi sommessi errano
come baleni per il petto.



(testo originale a fronte)





37. Ioseph von Eichendorff
Poesie scelte
a cura di Remo Fasani
pp. 164, € 14,50
2002
ISBN 88-8306-094-6

Notizie sull’autore:
Eichendorff Joseph Karl von (Castello di Lubowitz 1788 - Neisse 1857) studiò diritto e filosofia a Halle e Heidelberg, dove conobbe Görres, Arnim e Brentano, e terminò gli studi a Vienna, dove frequentò F. Schlegel e il suo gruppo. Si arruolò volontario durante le guerre antinapoleoniche; in seguito entrò nell’amministrazione prussiana. Il suo primo romanzo, Presentimento e presenza (Ahnung und Gegenwart, 1815), è ambientato nel periodo che precede le insurrezioni antinapoleoniche. Nel suo capolavoro, la novella La vita di un perdigiorno (Aus dem Leben eines Taugenichts, 1826) è evocato il fascino di una vita spesa in sognante vagabondaggio.


 

38. Kostas G. Kariotakis
L’ombra delle ore



È la prima volta che al pubblico italiano vengono presentate le liriche di Kostas G. Kariotakis, uno dei maggiori poeti della Grecia contemporanea. Leggendone i versi amari e dolorosi al lettore del nostro Paese verrà subito in mente Giacomo Leopardi o Guido Gozzano: del primo, Kariotakis condivide il pessimismo cosmico e l’illusorietà di qualsiasi piacere, e del secondo il peso della quotidianità, l’esistenza senza tragedia di un semplice impiegato, che né nell’amore né nell’arte trova riposo per la sua anima inquieta. Il disagio nasce dal sentimento del tempo, dalla consapevolezza che “S’ergono sulla sabbia le grandi opere umane / e il Tempo, come un bimbo, col piede le rovescia”. Un protagonista della nostra epoca, insomma, schiacciato dalla sua stessa normalità, che qui ci parla con gli accenti toccanti del grande artista.





Sono il giardino un tempo fragrante dei suoi fiori,
e pieno d’un grazioso cinguettìo d’uccellini:
qui, nell’ombra, la notte, tra colloqui segreti
e un sussurìo di baci, camminava l’amore.

Sono il giardino a lungo rimasto nello stesso
posto, mentre aspettava qualche ritorno, invano.
Ora è stato sepolto da rovi, non da fiori;
i suoi usignoli tacciono, e i serpenti lo soffocano.







38. Kostas G. Kariotakis
L’ombra delle ore
a cura di Filippomaria Pontani
pp. 180, € 14,90
2004
ISBN 88-8306-083-0
NOVITÀ: DISPONIBILE

Notizie sull’autore:
Kostas G. Kariotakis nacque nella città di Tripoli, nel Peloponneso, nel 1896, e nel 1928 morí suicida a Prèveza, in Epiro. Nel 1917 si laureò in Legge all’Università di Atene, e subito dopo si iscrisse alla Facoltà di Lettere. Dall’ottobre del 1919 prese servizio come segretario alla Prefettura di Salonicco, incarico che ricoprí fino al 1920. Seguirono trasferimenti in altre prefetture, e infine, nel 1923, quello al ministero della Previdenza ad Atene. Il suo esordio poetico risale al 1912, anno in cui apparvero i primi componimenti sulle riviste “Parnassòs” e “Ellàs”. Nel 1919 pubblicò la raccolta Il dolore dell’uomo e delle cose, e con l’amico Aghis Leventis fondò la rivista satirica “Gamba”, soppressa dalla censura all’ottavo numero. Collaborò inoltre con varie riviste di Atene, di Costantinopoli, di Alessandria d’Egitto e di Siros. Nel 1921 pubblicò la raccolta Nepenti, e nel 1927, un anno prima del suicidio, Elegie e Satire.


 

39. Alejandra Pizarnik
La figlia dell’insonnia



Alejandra Pizarnik è un caso letterario senza precedenti. Nella storia recente dell’editoria non si era mai verificato che un libro di poesia reclamasse le tirature di un best seller. È accaduto in Spagna con l’Opera poetica, che ha sfondato il muro delle 15.000 copie vendute. Esauritissimo e richiestissimo, il libro attende la quinta edizione, mentre in Europa gli editori si contendono le opere, i saggi, i Diari della grande poetessa argentina. La figlia dell’insonnia, pubblicato con tempestività e preveggenza da Crocetti Editore, è la prima traduzione italiana della Pizarnik, affidata al suo massimo specialista. Grazie a questo libro stupendo, anche il lettore italiano potrà provare l’emozione che sta elettrizzando il mondo letterario. Sarà tramortito dalla lancinante bellezza dei versi della Pizarnik e penetrerà a fondo nella sfera intima di Alejandra, dove le esperienze della solitudine, della sofferenza, della morte, ma soprattutto dell’amore sono magicamente rivitalizzate dalla pienezza di una incomparabile parola poetica. Un libro imperdibile, di rara bellezza, che sa toccare il cuore dei lettori.





Gli occhi aperti

Qualcuno misura singhiozzando
l’estensione dell’alba.
Qualcuno pugnala il cuscino
in cerca del suo impossibile
spazio di quiete.


(testo originale a fronte)






39. Alejandra Pizarnik
La figlia dell’insonnia

a cura di Claudio Cinti
pp. 198, € 14,98
2004
ISBN 88-8306-126-8
NOVITÀ: DISPONIBILE

Notizie sull’autore:
Alejandra Pizarnik nacque a Buenos Aires il 29 aprile 1936 da una famiglia originaria dell’Europa orientale. Si laureò in Lettere e Filosofia a Buenos Aires, e più tardi si dedicò alla pittura. Dal 1960 al 1964 visse a Parigi dove si dedicò all’attività giornalistica ed editoriale. Pubblicò numerose raccolte di versi e saggi critici tradotti da Antonin Artaud, Henri Michaux, Aimé Cesairé e Yves Bonnefoy, e si laureò in Storia delle religioni e Letteratura francese alla Sorbona. In seguito tornò in Argentina, dove pubblicò tre delle sue raccolte principali, “Los trabajos y las noches”, “Extracción de la piedra de locura” e “El infierno musical”, oltre al volume in prosa “La condesa sangrienta”. Il 24 settembre 1972 morì per overdose di barbiturici nella clinica psichiatrica in cui era stata ricoverata.


 

40. Yves Bonnefoy
Seguendo un fuoco. Poesie scelte 1953-2001


La presente antologia, la più ampia mai dedicata all’autore in Italia, costituisce un autentico evento editoriale, anche grazie alla presenza in essa di una postfazione inedita dello stesso Bonnefoy, oltre che al livello d’eccellenza poetica e filologica della traduzione e della cura. Il volume propone, da Del movimento e dell’immobilità di Douve (1953), libro d’esordio che impose Bonnefoy all’attenzione del pubblico, al recente straordinario Le assi ricurve (2001), il meglio della sua produzione poetica, permeata di un amore profondo per i luoghi, soprattutto italiani, dell’arte e della cultura, nonché di un senso “modernamente classico” della natura, del mito e della “presenza”.



Il ponte di ferro

Forse c’è sempre in fondo a una lunga via
In cui camminavo da bambino una pozza d’olio,
Un rettangolo di greve morte sotto il cielo nero.

Da allora la poesia
Ha separato le sue acque dalle altre acque,
Nessuna bellezza nessun colore la trattengono,
S’angoscia per del ferro e della notte.

Nutre
La lunga pena d’una riva morta, un ponte di ferro
Proteso verso l’altra riva ancor più notturna
È la sua sola memoria e il suo solo vero amore.



(testo originale a fronte)







40. Yves Bonnefoy
Seguendo un fuoco

a cura di Fabio Scotto
pp. 256, € 16,00
2003
ISBN 88-8306-099-7


Notizie sull’autore:
Yves Bonnefoy (1923–) è oggi ritenuto il maggior poeta vivente francese e una delle più alte figure della poesia mondiale del Secondo Novecento. Più volte candidato al Premio Nobel, ha ricevuto le massime onorificenze in patria e all’estero, tra le quali il Premio “Balzan” (1995) per i suoi studi di critico d’arte. Professore al Collège de France, traduttore di Shakespeare, Keats e Leopardi, saggista, il suo lavoro è considerato nel Novecento pari a quello di Baudelaire nel suo tempo.


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